Tumore da parto e altre frasi spaventose in ostetricia che non fanno davvero paura

Consulenza ostetrica

Questa volta è colpa nostra: ostetriche e medici. D’altro canto usare termini ed espressioni specifici è fondamentale per comprenderci completamente quando ci confrontiamo sulla salute dei nostri pazienti. Ma abituati come siamo al “medichese”, a volte ci dimentichiamo di come le nostre parole possano essere fraintese nel linguaggio comune.
Ecco quindi una utile guida delle espressioni medichesi spaventose in ostetricia, ma che in realtà non fanno paura affatto:

Negativo e positivo – Bene o male?

Se non hai mai avuto particolari problemi di salute, la gravidanza può essere il primo momento nel quale ti avvicini così direttamente a medici e referti di esami. Un primo fraintendimento può nascere già dalle prime analisi del sangue, quando vi viene comunicato un esito negativo.
“Se le analisi del sangue, l’urinocoltura o il tampone sono negativi, deve trattarsi di una brutta notizia, no?”
Al contrario! Questo tipo di esami ha lo scopo di ricercare la presenza di batteri, virus o microrganismi responsabili di infezioni o malattie: un referto è negativo quando non è stata trovata traccia di questi patogeni, la notizia è quindi positiva!

Quando ti confronti con il tuo medico o la tua ostetrica in merito agli esami eseguiti, in caso di dubbi non aver timore nel chiedere maggiori spiegazioni.

“Rompiamo le membrane”

“Cosa rompete? Quali membrane? Cosa sono?”
Quando parliamo di membrane ci stiamo riferendo alle membrane amnio-coriali, ovvero il “sacco” nel quale è contenuto il tuo bambino insieme al liquido amniotico (le acque che si rompono tanto scenograficamente nei film) all’interno dell’utero.
A volte “le acque” si rompono da sole, prima o durante il travaglio, altre volte possono restare integre fino alla nascita.
Può succedere che medici e ostetriche decidano di romperle artificialmente, il termine tecnico è amnioressi, per indurre il travaglio, per accelerarlo oppure per agevolare le fasi finali del parto. Viene fatto con uno strumento apposito, l’amniotomo, che assomiglia a una bacchetta lunga e appiattita in plastica sterile. La parte in cima ha la forma di un piccolo uncino arrotondato con il quale si va a toccare le membrane provocandone una piccola apertura dalla quale uscirà il liquido amniotico. L’operazione porta con sè solo il fastidio di una visita vaginale: le membrane non hanno terminazioni nervose per cui la loro rottura non è dolorosa nè per te nè per il tuo bambino.

“Mancato impegno”

“Come no? Io ce la sto mettendo tutta a gestire le contrazioni!”
Potresti sentire parlare di impegno non ancora raggiunto durante una visita durante il travaglio per monitorarne l’andamento oppure ancora motivare l’esecuzione di un taglio cesareo durante un travaglio che non procede per “mancato impegno”.
In entrambi i casi non ci si riferisce in alcun modo alla volontà e la forza con la quale la donna sta gestendo il travaglio, quanto piuttosto alla progressione della testa del feto nel canale del parto. In ostetricia il termine impegno si riferisce all’avanzamento della parte presentata (la testa del feto in un parto fisiologico): risulta impegnato quando il diametro maggiore ha raggiunto l’ingresso del bacino.

Immagine via web

“Sei completa”

“Chi è completa?”
Questa è un’espressione che potresti sentire in sala parto, quando l’ostetrica durante le visite interne che eseguirà per monitorare la progressione del travaglio constaterà che la dilatazione del tuo collo dell’utero ha raggiunto i 10 cm: la dilatazione è completa.
“Quindi ho finito? Ho completato tutto?”
Ni. Raggiunta la dilatazione completa si conclude il primo stadio del travaglio. Le contrazioni potrebbero subire un rallentamento, in preparazione del momento nel quale inizierai a sentire la voglia di spingere, e solo dopo inizierà la parte finale, quella delle spinte.

Tumore da parto

Dal latino tumor: vistoso gonfiore.
Chiariamolo subito: non ha nulla a che vedere con patologie oncologiche. In ostetricia quando si parla di tumore da parto ci si riferisce ad una deformazione temporanea e innocua delle parti molli della testa del neonato causata da una differenza di pressione tra la parte che procede nel canale del parto e il resto del corpo ancora immerso nel liquido amniotico.
In pratica dopo la rottura delle membrane (spontanea o indotta tramite amnioressi), la parte della testa che avanza verso la nascita è sottoposta solo alla pressione atmosferica, mentre il resto della testa e del corpo si aggiunge la pressione all’interno del liquido amniotico e questo favorisce un accumulo di liquidi nella prima parte. Si manifesta come un gonfiore sulla testa del neonato e sparisce spontaneamente entro 1-2 giorni dal parto senza lasciare tracce.

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